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La Mostra Archeologica permanente "G. Venturini" di San Felice sul Panaro

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La Mostra Archeologica Permanente "G. Venturini" di San Felice sul Panaro

Il 30 ottobre 1990 è stata inaugurata la Mostra Archeologica Permanente "G. Venturini", allestita nel mastio della Rocca Estense di San Felice sul Panaro.
A questo traguardo si è arrivati con un impegno che ha coinvolto più amministrazioni comunali di San Felice, a partire dal 1987, con un primo progetto di massima approvato dalla Soprintendenza Archeologica dell'Emilia Romagna. La successiva fase operativa, con la progettazione del percorso espositivo, con i pannelli, le bacheche e i reperti, è nata dalla collaborazione tra il Responsabile del Patrimonio Artistico del comune, la Soprintendenza Archeologica dell'Emilia Romagna e il Gruppo Studi - sezione Archeologica, ai quali si è aggiunto l'apporto dell'Università di Modena per la sezione riguardante la geomorfologia.

L'allestimento della mostra intende proporsi con una particolare attenzione al territorio della Bassa Modenese, privilegiando una scelta di testimonianze archeologiche che sono presentate nel loro contesto ambientale, secondo i recenti indirizzi di ricerca che qualificano sempre più l'archeologia non come studio esclusivo di manufatti ma come analisi globale di un territorio, ed in particolare del rapporto tra uomo e ambiente.

La mostra è articolata in quattro sezioni che comprendono un inquadramento geomorfologico, geografico e cartografico sul territorio della Bassa Modenese, una sintetica illustrazione delle principali fasi insediative documentate dall'archeologia, in altre parole l'Età del Bronzo e l'Età del Ferro, l'Età romana e il Medioevo, con un flash anche sull'Età moderna e contemporanea al fine di illustrare l'evoluzione dell'abitato di San Felice e le vicende del Bosco della Saliceta.

[da: MAURO CALZOLARI, La Mostra Archeologica Permanente "G. Venturini" di San Felice sul Panaro, in "Quaderni della Bassa Modenese", 37, 2000, pp. 85-94]



La mostra archeologica permanente "G. Venturini" adesso fa parte del circuito
dei Musei della Provincia di Modena.

Il percorso di visita, attraverso pannelli didattici ed esposizione di reperti, illustra l'evoluzione dell'ambiente e del popolamento antico della Bassa Modenese dall'età del Bronzo (II millennio a.C.) al Medioevo. Si tratta di un vero e proprio itinerario del territorio che evidenzia in modo chiaro il rapporto intercorso fra popolamento antico e le caratteristiche geomorfologiche e paleoambientali del territorio.







1° piano: GEOMORFOLOGIA

 

La visita comincia con la storia della formazione della pianura, attraverso la ricostruzione evolutiva e i disegni illustrativi di altimetria, geomorfologia e litologia il visitatore può comprendere la situazione attuale e passata della Pianura Padana. Le cartine in scala grande e piccola si accompagnano alle foto aeree per rendere con chiarezza i cambiamenti che hanno influenzato le forme abitative dell'area. Nodo centrale della storia del nostro territorio è l'evoluzione idrografica e i cambiamenti subiti dai corsi del Po, del Secchia e del Panaro, che sono i principali agenti costruttori della pianura modenese. Lo studio delle forme del paesaggio è ampiamente corredato di illustrazioni, che mettono chiaramente in risalto i punti di interesse geomorfologico e storico.

2° piano: ETA' DEL BRONZO, ETA' DEL FERRO

 

L'area in esame, dal punto di vista archeologico, risulta essere abitata a partire dall'età del Bronzo, in particolare fra il 1500 e il 1150 a.C. dalla civiltà terramaricola, appartenente alla sfera culturale traspadana. I terramaricoli possedevano una cultura materile molto caratteristica e ben connotata e sapevano governare la rete di canalizzazioni interne per impedire l'impaludamento del territorio. Intorno alla metà del XII sec. a.C. per quattro secoli in avanti ci troviamo di fronte a un vuoto documentario, che lascia poi spazio alle fattorie etrusche con le aree destinate alle attività lavorative e produttive e con l'ampliarsi e il diversificarsi dei rapporti commerciali. I fiumi diventano le principali vie di scambio e la documentazione archeologica del periodo etrusco è particolarmente ricca.

 







3° piano: ETA' ROMANA

 

Per l'epoca romana la documentazione archeologica è caratterizzata da un costante presenza di laterizi e connota un periodo di popolmento che va dal II sec.C. al VI sec.d.C.. Rimangono poche le zone acquitrinose e gli abitati si addensano in particolare sui dossi, si coltiva, si alleva e si tesse in insediamenti essenzialmente rurali. La produzione ceramica è legata prevalentemente a una funzionalità domestica e non mancano vetri e monete, soprattutto di bronzo. In età romana insomma le valli, dove si erano ampiamente ridotti gli spazi incolti e boschivi e che si trovavano al margine dell'organizzazione territoriale ordinata secondo il modello della centuriazione, non erano affatto un luogo secondario rispetto dell'economia e ai traffici commerciali della Pianura Padana.

 



4° piano: ETA' MEDIOEVALE

 

A partire dall'VIII secolo, secondo i primi documenti scritti pervenutici, le valli di Mirandola sono dominate dalla selva e dalla palude, alternativamente sfruttate da comunità locali ed enti ecclesiastici. L'uomo naturalmente continua a insediarsi nei settori più rilevati e meglio protetti dalle acque, mentre la maggior parte del territorio è acquitrinoso, occupato da bochi, prati e canneti. Anche la spinta colonizzatrice del medioevo non alterò questa fisionomia ambientale fino alla seconda metà dell'800. La bonifica idraulica e agraria si realizzò solo dopo l'unità d'Italia, con la costituzione del Consorzio di Burana che portò alla disgregazione di equilibrii ambientali secolari per la costruzione di un nuovo paesaggio agrario dominato dall'uomo.

 

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